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pubblicata il: 23/06/16

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Gli Indiana Jones dei patrimoni. A caccia di eredi (inconsapevoli) - dal Corriere della Sera

pubblicata il: 05/07/10
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GENOVA - Sono gli Indiana Jones degli alberi genealogici, archivisti-investigatori che corrono per il mondo in aereo e cercano la loro «pista» nelle metropoli come nei villaggi più sperduti: il loro mestiere è quello dei cacciatori di eredi. Mestiere assai serio, a loro si rivolgono abitualmente i tribunali e più raramente, ma accade sempre più spesso, privati cittadini. Al francese Maurice Coutot, che nel 1894 fondò una società col suo nome, si deve l' idea di applicare alla ricerca degli eredi la norma del codice napoleonico che riconosce una ricompensa a chi recupera un tesoro.

In Italia vige lo stesso principio, codificato dall' articolo 932 del codice civile. Chi trova un erede restituisce un tesoro al suo proprietario inconsapevole. La ricompensa? Oggi per questi professionisti non supera il 30%. La ricerca porta alla luce peripezie familiari che si intrecciano con la storia del Novecento, l' emigrazione, le guerre, le persecuzioni, la Shoah, ma anche con i costumi di un' epoca in cui i figli naturali venivano sovente abbandonati. La Coutot-Roehrig, oggi leader in Europa con succursali a Bruxelles e Cracovia, ha partecipato a un convegno organizzato dal comitato franco-italiano dei notariati ligure e provenzale. A Genova è stata infatti aperta, nel 2003, la sede italiana. «Ogni ricerca è unica - spiega Nadia Spatafora, responsabile per l' Italia -, ci sono quelle che durano una settimana perché i nostri genealogisti trovano subito una pista e quelle che ci impegnano per anni». Almeno due anni ha richiesto la ricerca degli eredi di un ingente patrimonio torinese. Ebrei, si erano dispersi per l' Europa. «Li abbiamo trovati a Londra. E' stata una grande soddisfazione», dice Spatafora. Archivi, anagrafi, parrocchie, elenchi di leva, registri portuali di imbarco, cimiteri, i genealogisti setacciano ogni possibile fonte ufficiale, ma non basta. Può essere un piccolo oggetto, una foto, un ricordo, la chiave di tutto.

«Una delle nostre ricerche più avvincenti - racconta Spatafora - è stata quella dell' erede di un patrimonio parigino. Un' anziana signora aveva scritto nel testamento "lego tutti i miei averi a mia figlia Marie che non ho mai riconosciuta nè conosciuta". Solo questo». Nell' inventario delle proprietà, tuttavia, in un cassetto, furono trovate delle lettere scritte dalla signora e mai spedite: erano indirizzate a quella figlia "mai riconosciuta né conosciuta". In una lettera la donna scriveva: «Ti mando 3,40 franchi per il biglietto del treno, per l' andata e il ritorno, vieni a Parigi». Il genealogista ha fatto un' indagine sul costo dei biglietti all' epoca riducendo le possibilità a località nel raggio di quaranta chilometri da Parigi. Con una data di nascita approssimativa di dieci anni e un nome di battesimo la ricerca è continuata nelle parrocchie e negli uffici comunali fino a quando è saltato fuori un atto di nascita: trovata.

Meno complessa è stata la ricerca dell' erede di Maddalena Ponchialli, una signora di Albissola. Il genealogista ha scoperto l' esistenza di una figlia naturale abbandonata all' età di otto anni. E' storia recentissima, l' erede è stata rintracciata a Torino ed è in attesa di entrare in possesso della casa della madre. «Quando avrò le chiavi - dice - spero di trovare fra le cose di mia madre qualche traccia della mia infanzia, qualcosa che mi unisca a lei. Non l' ho più vista da quando a otto anni mi affidò a un' amica. L' ho attesa fino a quando ne ho compiuti venti, poi ho smesso di sperare». Di quella madre ha solo un ricordo: «Una sua foto, che mi diede il giorno che mi lasciò, il giorno della mia prima comunione. Aveva detto che sarebbe tornata a prendermi». Era il 1955, e le vite della madre e della figlia si separarono definitivamente. La «caccia» dei genealogisti li porta in ogni parte del mondo e in particolare nel Sud America, terra di grande emigrazione europea, in Argentina e in Cile, ma non solo. E' approdata in Sudafrica la ricerca dell' erede di un consistente patrimonio ligure: si sapeva dell' esistenza di un nipote ma l' ultima traccia lo indicava emigrato per il Sud America. Nient' altro. In questo caso è stata una moneta a fornire la chiave: «Nell' inventario dei beni, in casa, è stata trovata una moneta d' oro del Sudafrica: in realtà il nipote era emigrato lì. Il cognome, Possetti, non era comune. Abbiamo rintracciato la famiglia, soltanto uno parlava ancora un po' di italiano. C' è stata una grande festa, una giovane aspettava una bambina e l' ha chiamata con il nome di quello "zio" lontano». * * * le norme Ricompensati come per i tesori CODICE NAPOLEONICO Alla ricerca degli eredi si applica la norma del codice sulla ricompensa a chi recupera un tesoro: «La proprietà di un tesoro (...) appartiene per metà a quello che l' ha scoperto e per l' altra metà al proprietario del fondo». *** CODICE CIVILE Il principio della ricompensa è all' articolo 932. «Il tesoro appartiene al proprietario del fondo in cui si trova. Se è nel fondo altrui (...) spetta per metà al proprietario del fondo e per metà al ritrovatore».

Dellacasa Erika

Corriere della Sera, 22 Ottobre 2007